domenica 5 giugno 2011

POLPETTE E CILIEGIE

Ciliegie, due cose da dire: una tira l'altra e durano solo un mese o poco più.
Due buoni motivi per mangiarle.
E per mangiarli in modi diversi, non solo prese e staccate con un morso secco dal gambo.
Ma voi giocavate alle sfide con i gambi delle ciliegie, da piccoli?
Ognuno ne mangia una quantità, poi col proprio mucchietto, sceglie un gambo e lo impugna tra pollice e indice, alle due estremità, con le due mani.
Lo sfidante incrocia un suo gambo di ciliegia, ognuno tira a sé, uno dei due si spezza, il gioco continua. Un punto per chi rompe il gambo dell'avversario, il gambo si cambia quando si spezza. Alla fine si contano i punti...

Potete farlo anche con questa ricetta medio-orientale, buonissima  e semplice (sennonché dovete snocciolare le ciliegie).
Nella tradizione italiana l'uso della frutta mescolata alla carne e ai piatti salati viene tutta da Oriente e dal bacino mediterraneo. A casa delle mie zie si faceva il pollo con le prugne (secche) o i famosi e triestini, gnocchi con le prugne che tra un mesetto vi insegnerò... poi l'uvetta e i pinoli nel saor e in molte ricette siciliane e del nostro sud. Arabi sulle coste e influenze dell'Est nella cultura mitteleuropea... È un sapore che amo e che cerco, spesso invano, nelle tajne marocchine o tunisine, sempre edulcorate nei ristoranti aperti in Italia.

x4 persone (anche 5)

POLPETTE ALLE CILIEGIE

ingredienti:

8 hg di ciliegie (anche un po' meno...)
1 cucchiaino di zucchero
1 limone
(volendo un poco di concentrato di pomodoro)

1 kg di carne (anche 8 hg) macinata fine, piuttosto magra. Manzo, se trovaste montone...
2 cucchiai di aromi: cannella, noci moscate, chiodi di garofano, spezie miste (coriandolo, curry, cumino...)
1 bel pizzico di sale

un cucchiaio di olio


Come vedete si tratta di una ricetta delicatissima, sia negli ingredienti che nella preparazione. Andrebbe mangiata con pane arabo, io la amo accompagnata dal riso bianco (magari basmati).

PREPARAZIONE

Snocciolate tutte le ciliegie, con l'apposito snocciolatore (che serve pure per le olive) o con un coltellino affilato, tagliandole a metà.
Ne bastano 8 hg, anche meno, ma a me piace che il sugo sia abbondante.
Mettetele in una pentola (meglio antiaderente o di coccio), con un cucchiaino di zucchero e il succo di mezzo limone (o più, regolatevi sul vostro gusto e sulle ciliegie). 
Aggiungete mezzo bicchiere d'acqua, coprite e portate a bollore, finché saranno cotte, quasi una marmellata non troppo dolce! Se preferite un gusto meno fruttato, aggiungete un po' di concentrato di pomodoro (io non lo uso, perché amo l'aroma delle ciliegie).
Nel frattempo impastate a lungo con le mani (a lungo, sì ho detto a lungo, fino a trasformare l'impasto in una crema) la carne trita, che avrete fatto passare nel tritacarne 3 volte, cui avrete unito il sale e le spezie.
A lungo.
Poi fatene delle polpettine piccole come una noce e mettetele a rosolare in una padella appena unta d'olio, in modo che diventino brune da tutte le parti (coprite così che buttino un poco d'acqua), ma veramente meno di 5 minuti.

Quando il sugo sarà ben cotto e condensato gettatevi dentro le polpettine col loro liquidino e lasciar cuocere ancora pochi minuti, in modo che i sapori si fondano.


Servire calde, da mettere il sugo e le polpette su mezzo pane arabo e mangiare così, a tartina, questa è la regola, io invece le mangio o con pane o accompagnate dal riso.

Gli amici, a meno che non odino l'agrodolce e affini, troveranno meraviglioso questo piatto, che ha la felicità di essere mangiato raramente, solo quando ci sono le ciliegie...

in realtà si potrebbero usare anche le ciliegie secche, rare da noi ma vendute in medio-oriente, ma perché perdere l'attesa che dura 11 mesi e ce le rende più preziose? Dovremmo mangiare di più i prodotti di stagione, non solo per questioni economiche e salutari, ma per avere dei cicli vitali anche nel gusto, e per gustare di più i piatti "rari" che non sono solo il caviale, ma anche fave o cachi...


ooooo! avevo dimenticato: il fumetto da leggere è appunto "Pollo alle prugne", sebbene io non sia un'adoratrice di Marjane Satrapi, trovo che sa raccontare bene, e pollo alle prugne non è un'opera eccezionale, ma una piacevolissima e sincera tranche de vie, che apre le teste alle varie abitudini. Se vi è piaciuto "Persepolis" e ne volete ancora il gusto, o senon lo avete letto e ne volete provare un assaggio.... restando in tema culinario ;) la Persia e l'oriente sono molto più vicini di quanto non pensiamo...

sabato 28 maggio 2011

LIMONI DI PRIMAVERA (e di Procida)

Sono stata a Procida 20 giorni fa, sono caduta e rotta una costoletta, ormai va meglio, tra 10 giorni potrò dormire distesa come sempre e non con 4 cuscini... ma ne valeva la pena (di cadere), che mi sono "ingamberata" girandomi a salutare il ristoratore dove avevo mangiato così bene. Descantabaucchi chiamiamo noi lassù quelle piccole pietre sconnesse, quei gradinetti infidi che non vedi e ci inciampi. Descantaubauccai, più che discantarmi, e, essendo un po' baucca, caddi.
ma...


Ecco, vi do una ricetta che non potete fare, dovete andare  a Procida (e in aprile, giugno, non oltre), o farvi portare da là i fantastici limoni di Procida. Da fuori sembran quelli di Amalfi, quelle cose lì, simili un po' a dei piccoli cedri, grossi limoni. Aperti hanno una buccia spessissima, 3 cm almeno...
Ora vi faccio vedere la foto di quello che si mangia lì, ma non è la versione sublime di Gorgonia, ma quella, molto buona ma più "forte" mangiata al porto, davanti all'imbarco del traghetto.
INSALATA DI LIMONI

INGREDIENTI

• Limoni di Procida, del periodo primaverile (quelli estivi son più forti e amari)
• Aglio fresco (solo a primavera...)
• Menta fresca
• Peperoncino secco ma non troppo forte
in più
• Cipollotto fresco
• Acqua
• Olio

PROCEDIMENTO
• Tagliate a pezzi grossi i limoni compresa la buccia (ma la versione raffinata fa eliminare la parte gialla, con gli oli aromatici, magari grattugiarne un po' per il profumo, aggiungo io).
• Schiacciate un po', in modo da far uscire il "forte".
• Un'ora prima di mangiare conditeli con peperoncino sbriciolato, aglio fresco a pezzetti, menta fresca e cipollotto dolce tagliato fine fine. Poco olio, poca acqua e succo di limone.
• mescolare e far riposare al fresco.
• servire come antipasto o dopo un piatto di pesce, a concludere.
• sognare per molti giorni di rimangiarne ancora.

Questa versione è così delicata che mi tenta fare la prova sostituendo al limone il melone bianco e succo e buccia grattugiata di limone. Vi racconterò...

Procida è l'isola d'Arturo, dunque non può essere che quello il libro di questo post :)
Quando lo lessi verso i 18 anni, non lo amai molto. Il romanzo di Elsa Morante non mi trascinò, sebbene io ami molto il mare e le isole (e nulla cambiò nella vita di Procida dopo la pubblicazione, mentre tutto cambiò con il film Il postino, che portò elettricità, servizi, ospedale...)
Romanzo e isola li ho citati nel mio libro Amori lontani, edito da Kappa edizioni, dove parlo anche di Giappone, che c'entra? c'entra che ho incontrato due giapponesi (che parlavano benissimo l'italiano) proprio sulla balaustrata sul mare dove sedeva la Morante a scrivere. Eccoli:

E altra coincidenza, il ragazzo si occupa di esportazione di cibo italiano in Giappone.
Fine dell'episodio. :)
Ma per farvi vedere Procida la bella in un modo un po' inusuale (e ricordando i difficli amori di Arturo) leggete sui suoi muri antichi quante nuove dichiarazioni d'amore...







 


amore anche sulle isole... ma io mi sono innamorata dei limoni!


sabato 21 maggio 2011

LE CIAMBELLE SE RIESCONO COL BUCO...

non sempre le ciambelle escono col buco... qui un racconto bellino di cosa possa succedere quando va tutto storto. E insegna che spesso in cucina non si può programmare (e che gli amici son bidonari).
Ma io parlerò di ciambelle col buco.
Queste sarebbero romane, ebraiche e pasquali, ma insomma a me pare che poi siano diventate romane tutto l'anno. Le ho imparate su un libro di cucina ebraica che tratta tutte le cucine ebraiche, l'azkenazita, sefardita e italiana. Ottimo.
Queste ciambelle (col buco) sono facili da fare ovunque, non servono attrezzi strani o bilance, solo una conca, un bicchiere (o una tazza) e la teglia o piastra da forno.
Il problema è che poi me le mangio tutte, perciò cerco sempre di regalarne un po'... in queste occasioni mi ricordo una ragazza di una fiaba, pigra e golosa, la madre disperata perché la figlia si è mangiata tutte le focacce che doveva vendere al mercato canta "la mia figliola sette focacce, tutte in un giorno se le mangiò..." passa un principe e le chiede che cosa canti, lei – vergognandosi – dice che cantava: "la mia figliola sette matasse, tutte in un giorno se le filò..." Il principe che cercava una moglie laboriosa la prende in sposa... il resto non ve lo racconto, ma la ragazza non sa filare e dunque arrivano 3 fate ad aiutarla (questa vecchia illustrazione le assomiglia un po').

È una fiaba molto divertente anche nel finale ehehhe
ma torniamo alle ciambelle, io ormai le ho mangiate eccome, ma eccovi come farle e badate, sono burro e senza uova, solo olio:

CIAMBELLE AL VINO (e olio)

1bicchiere d'olio
1 bicchiere di vino
1 bicchiere di zucchero
1/2 bicchiere di liquore all'anice (io abbondo)
Farina q.b. (con un bicchiere secondo me ne va quasi mezzo chilo, comunque cercate di non restare senza)


Chiaramente il quantitativo lo potete cambiare come vi pare, in realtà tutto ha la stessa proporzione, tranne l'anice.

PROCEDIMENTO

in una grande ciotola io sciolgo lo zucchero nel vino e poi unisco l'olio, e mescolo ben bene...

poi unisco la farina mano a mano, mescolando finché l'impasto non diventa sodo e difficile da mescolare...
 
allora lo rovescio sulla tavola infarinata (o continuo a impastarlo a mano dentro la grossa ciotola), cerco però che resti molto morbido, il più morbido possibile.

poi ne prendo pezzetti che allungo tra le dita con movimento rotatorio e poi acciambello.

in un piatto ho messo un po' di zucchero (semolato), ci schiaccio la parte che starà in alto della ciambellina poi la appoggio sulla piastra unta.

e così via, così via, così via...

Inforno a forno caldo e medio per... un tot (15 minuti?) dipende dal vostro forno, attenti a non bruciare sotto e a tirarle fuori ancora bianche e leggermente morbide, con appena una sfumatura di biscotto.

Appena posso le tolgo dalla piastra, le poggio a raffreddare su un tagliere di legno o un piatto, e appena posso non scottarmi le mangio!

Vanno fredde ovviamente, ma anche tiepidine... mmmm
se non le mangiate, ben chius enella latta o in un sacchetto, durano un bel po'.

Attenzione a mettere poca farina (ma non così poca da non riuscire a far le ciambelle), e attenzione alla cottura, se volete potete aggiungere qualche semino d'anice, se invece diate l'anice, o stolti, mettete un goccio in più di vino. Sono ottime nel caffè o anche con il vino, o senza nulla.


Questi biscotti sono perfetti da chiacchiere in compagnia, quelle sere che proseguono tra bicchieri (sigarette), parole e e amicizia, ma anche da soli, quando si legge un libro, e qualche briciola forse cadrà tra le pagine, ma è il prezzo da pagare alla perfezione. Ecco, scegliete il libro dalla libreria e provate...

Prossimamente prometto ricette di casa mia, giuro, ma prima dovrò parlarvi di una scoperta meravigliosa fatta a Procida, mi è costata una costola incrinata, ma ne valeva la pena!

venerdì 13 maggio 2011

RICORDANDO

Sono assente da un po', fiere, incrinature alle ossa, convegni, lunedì poi è morto, improvvisamente e senza motivo, un carissimo amico e un grande sceneggiatore. Carlos Trillo. 

Poiché qui parlo di books, non posso dimenticare i suoi libri, da Loco Chavez a Cybersix, da Bruno Bianco a Clara de Noche, da Borderline a Chicanos, da Iguana a Alvar Mayor e più di recenete il bellismo libro Le eredità del colonnello... ha lavorato con tanti grandi, i due Breccia, Mandrafina, Risso, Meglia... ha scoperto tanti autori, Bobillo, Varela. Ho avuto l'avventura di disegnare anch'io una sua storia che lasciammo inconclusa.
Spesso si capita accanto alle grandi cose della vita con un po' di fatalismo, se non di indifferenza. 
Carlos era amico prezioso anche per chi lo conosceva poco, perché l'eleganza ironica, semplice e diretta delle sue storie, l'allegria acuta e discreta, l'acume e il tatto, la leggerezza danzante e la bontà intelligente, facevano parte del suo comunicare con gli altri, del suo guardare il mondo.
Sceneggiatore rispettoso delle idee e dei desideri del disegnatore... anche quando incerto, com'ero io.


Come autore non si spaventava davanti al sesso, alla sessualità della vita, alle cose più crudeli, alle efferatezze cruente. Figlio di un'Argentina sofferta, aveva imparato a sopravvivere a dolori e a orrori, ma non lo ha fatto con distacco. L'uso dell'ironia, del sarcasmo, dell'eccesso fino alla caricatura, non gli ha impedito di costruire personaggi attenti alla realtà più vera, dolenti, commoventi anche quando dittatori, vittime anche quando sadici, peccatori anche quando innocenti, forti anche quando perdenti.  le sue storie dall'aspetto leggero dell'avventura portano sempre un segno di strati e profondità diversi.

Nel capodanno 2000 andai, con Francesco Coniglio, a trovarlo in Argentina, lui, sua moglie. la scrittrice Ema Wolf, i figli, i gatti, le vecchie mamme, gli amici.
Mi pare proprio la mattina del primo dell'anno mangiammo un piatto di cui mi feci dare la ricetta, ma che non trovo più. Però ricordo e ora spiego, aiutandomi con ricette di utenti argentini del web:
il Pionono!
serve prima un po' di storia:

La storia del pionono inizia nell'anno 1897, quando Ceferino Ysla González, si stabilì nella Calle Real de Santa Fe, per aprire un laboratorio di dolci.

Il pionono, che in tutta la Spagna diffuse il nome di Santa Fe, è un biscuit imbevuto, con crema e altro, assomigliante al capellino del Papa, non dimentichiamo che Pio IX fu papa per 31 anni, praticamente per il momento più caldo dell'800.
A dire il vero il pionono mangiato da Ema e Carlos (e così fatto in tutta Baires), non ha forma di capellino, è un biscuit arrotolato, abbastanza classico nella cucina europea, se non per le varianti di ripieno.
Ecco la ricetta della base (il biscuit)
INGREDIENTI
• 6 uova
• 90 gr. di zuccchero
• 60 gr. di farina

METODO
• sbattere le uova e lo zucchero finché non diventino chiare e montate.
• aggiungere la farina
• disporre un foglio di carta da forno sulla placca
• stendervi uno strato di pasta alta nON + di 2 cm. (meglio meno, anche 1)
• mettere 8/10 minuti in forno caldo, finché non diventa dorata.
• una volta fuori dal forno mettete foglio e pasta su un panno umido, (qualcuno lo arrotola prima, perché questo può aiutare a non rompere la pasta dopo).
• lasciar raffreddare.

RIPIENO
Ne troverete mille diversi, soprattutto dolci, con panna montata ecc ecc
ma il pionono di Ema era salato! il che contrastava con al dolcezza della pasta.
Sulla foglia fredda o appena tiepida stendere (a memoria) maionese, chicchi di mais, tronchetti di palmitos, se ricordo anche peperoni gialli a filetti... un poco pochissimo di prosciutto. Ben suddiviso e stratificato il ripieno, arrotolare ora, aiutandosi con carta e panno, per il lato più corto, formando un rotolo, un tronchetto, dai papali colori giallo e bianco. Tenere ben compresso per qualche ora, in frigo, magari avvolto nella pellicola alimentare.
Tagliare a fette e mangiare al calore estivo e torrido del ferragosto di Buenos Aires, città dove la luna crescente assomiglia alla nostra calante e viceversa e dove l'acqua che scende nello scarico del lavandino gira al contrario di come gira qua. 

A Carlos un saluto, con una foto fatta qui, in piazza Regina Margherita, 9 anni fa. Leggete i suoi fumetti, le sue storie, e capirete il dolce e salato sapore di Buenos Aires.



sabato 23 aprile 2011

PASQUALMENTE

che periodaccio questo! Lavorloavorlavoro
nemmeno il tempo di un mini-post culinario (e invece tempo di mangiare sì, ahimè per la pancia).
ma a leggere ci riesco, sera e alba....

Ecco quello che dovevo fare giorni fa.

Uso romano primaveril-pasquale:

LA VIGNAROLA
Chiamata così perché queste piante venivano coltivate tra le vigne.

INGREDIENTI
(ve li dico all'incirca e la ricetta non è mia)
• Carciofi
• fave
• piselli
i tre in quantità + o - uguali
• cipolla un tot
• olio qb
• e sale pure
• per i non vegetariani GUANCIALE (meglio della pancetta)
cmq a me piace pure vegetariana
• prezzemolo alla fine
• spruzzo di vino bianco (più vignarolo)

PREPARAZIONE

• sgusciare fave e piselli
lo so, vi fate un po' un mazzo, ma se il tempo lo avete è piacevole... da bambina mi piaceva sgusciare i piselli con mamma o zia, mi potevo mangiare quelli più piccoli, dolcissimi... il sapore del BUON pisello crudo e zuccherino lo sento, e poi sento la sovrapposizione di quelli, oggi, spesso che sanno d'erba, e la delusione che segue. Sgusciare i piselli, seduti su sedie basse, col cartoccio e le bucce fresche sulle ginocchia, magari in compagnia, chiacchierando, è un piacere raro. Come un giorno m'accorsi che mi piaceva pelare le patate. Il tempo di un nulla mentale, concentrazione, ma minima, la testa vaga, ma non lavora. Niente musica, solo i rumori fuori, come ora che sento acciottolii, fruscii, cinguetti, ronzii anche di motori.
(la cucina era azzurra per allontanare le mosche)

Tempi in cui non avevo stress. Oggi rubare il tempo per pelare patate e sgusciare piselli mi parrebbe ancora più un dono...)

Riprendo il procedimento...

• Olio, il guanciale  a pezzetti e cipolla (affettata) van cotti con dolcezza in una bella pentola (il coccio sarebbe il top, ma io sempre consiglio quella di ghisa per questi stufati, scoperta in Francia da un amico e comprata poi dopo attenta ricerca), secondo me se qui ci mettete il vino può aiutare a non soffriggere, in ogni caso non a lungo, inutile appesantire...
• Aggiungere subito i carciofi a spicchi (attenzione ad eliminare bene le parti dure), bagnate d'acqua se vi pare, e salate un po'. Cuocere coperti.
• Aggiungere fave e piselli. salate, coprite.
• se serve bagnate d'acqua (o poco vino)
• cuocete bene, ma senza esagerare (la ricetta prevede spesso anche l'unione della lattuga, ma boh, è così buona senza)... una mezz'ora? No, anche meno! :)
• infine una bella tritata di prezzemolo (io la mentuccia ce la metterei sempre, appena un'idea, ma non sarebbe sempre prevista, è una fissa mia).
Mangiarla calda, tiepida o fredda. Possibilmente felici.

Un grazie a Luciana, che la fa buonissima e mi ha passato le istruzioni per l'uso :)

domenica 10 aprile 2011

PAROLE DA MANGIARE

Fregola, vale per provar desiderio e passione, "essere in fregola" (o andare) e deriva (lo scopro ora) dall'atto dei pesci prima di far le uova, il periodo in cui vengono deposte...
A Venezia le fregole sono le briciole, di pane perlopiù (quante fregole! Un cameriere  a Venezia una volta ci rimproverò a me e alle mie amiche Strix, ai tempi anni 70 di fumetti a Venezia, manifestazione gestita dal toni de Marchi, noi eravamo dunque ospiti in ristorante chic... ci disse che in svizzera di briciole non ne facevano...).
In Sardegna è una pasta che mi piace molto, e che all'aspetto è briciolosa, delle pallette piccole, come grosse uova di pesce (tipo di trota). Al che mi chiedo se derivi da questo entrambe le parole in territori marinari.
Comunque il piatto che NON vi racconterò è questo, fregola e pesce scampà (o scappato) solo perché l'ho fatto, ma è stato mangiato prima che si potesse fotografarlo. :D
Altri piatti si chiamano scampai (gli osei) o scappate (le sarde) perché non ci sono né uccelli né sarde, qua invece il pesce, spezzettato e mescolato dal pescivendolo, c'era... lo giuro e di quello ho la foto. Un po' compatto perché comprato il sabato e, per sicurezza, messo in gelo, ma mangiato domenica.
questo no, era un pesce per strada, ma qualche mese fa. L'ho messo che se superate la prova della visione del pesce morto e continuate a leggere la ricetta ve la meritate.



FREGOLA AL PESCE
io la preferisco con le vongole, secondo tradizione, ma anche così... ^^ pure più comoda...

INGREDIENTI
• pesce misto x 3 persone 4 etti almeno (gamberetti, seppioline e pesci vari)
• olio
• aglio
• prezzemolo
• limone la buccia
• pepe
• sale
• fregola 200 grammi, ma dipende dalla fame
• mezzo bicchiere di bianco (anche meno)
• volendo due pomodorini spezzettati
• se avete da far del brodo di pesce con una testa o lische regalate dal pescivendolo, meglio, più sedano e carota.

ESECUZIONE
Procedete quasi come per un risotto

il pesce lo si fa insaporire in un poco d'olio (poco) con aglio e altro aroma se gradite e un po' di vino bianco.
aggiungete la fregola e insaporitela assieme.

Coprite con acqua calda salata (o il brodo) e aggiungete i pomodorini e un pezzo intero di sedano bello fresco.
Lasciate cuocere coperto, mi sa 15 minuti, aggiungendo se serve acqua/brodo. Verso la fine grattugiare un po' di buccia di limone e aggiungere infine il prezzemolo tritato.
Spegnere lasciar riposare 1 minuto, non deve essere densa come il risotto, ma nemmeno in brodo. Cremosa,  più o meno liquida dipende poi dal gusto. Spolverizzare di pepe.
Ecco. È sparita!

Anche questo libro sparisce. Non è sardo, ma nordico, però c'è il mare in copertina, e sparisce.
È piccolo, si legge veloce. Ma non è facile. Perciò, come la fregola va rimangiata presto, per non dimenticarsi quanto è buona, anche la mia parola è no, va riletto. Perché all'inizio credi di capire e poi... forse sarò un po' scema, ma sento che non ho capito tutto, e che è importante che io sappia quello che dice, che non lo dimentichi presa da mille faccende.
"No", una parola piccola come una briciola, ma pesante. E che bisogna saper dire. Ma il bello è che il libro non parla di questo, cioè anche, come fosse il prezzemolo, o il limone. No è l'aroma di questo libro su dio e sulla morte. (quasi quasi me lo metto anche in anobii, va', son scarpalalaura, ma ancora non ho capito come funziona:D)

mercoledì 6 aprile 2011

LA CRISI È ANCHE BUONA

La crisi può portare bontà.
NO. ma le bontà possono intonarsi alla crisi.
Una volta il salmone era il cibo da ricchi, era il lusso alla vigilia, questo a partire dagli anni 70, forse prima. Ora lo troviamo a tutti i livelli e nel sushi è il più spacciato.
La vita cambia e i prezzi alti non hanno mai garantito la qualità. La rarità rende più buono un cibo? Lo rende esclusivo e raro, e questo ce lo fa gustare di più.
Le fragoline di bosco che si trovavano solo a primavera, non sono solo più profumate dei fragoloni-tutto-l'anno ma sono anche fragili e preziose e rare, se buone. Possono costare molto dal gioielliere delle verdure, e nulla se passeggiate nel bosco giusto, per non parlare di more o altre delizie.
Sarà meglio il caviale? Non so, a me piace, quello vero e mi piace come sapore d'infanzia quello finto.
Ma torniamo alla primavera e alla crisi con un piatto per cui avrò speso... boh, 3 euro?

Nel cortiletto della redazione abbiamo messo dei vasi. Ma le piante stanno ancora dormendo e solo di recente hanno buttato. In compenso da un po' è sbucata l'ortica.
L'ortica l'ho scoperta anni fa, in campagna con amici e anche poi venduta da un'ortolana a Roma. Costa cmq poco, ovviamente.
Vieni su come un'erba matta o come l'ortica, si dice.

Ecco ricette economiche e rilassanti, così tanto da potersi leggere un libro mentre si cucina (e l'ospite cerca il parcheggio)...

L'ortica la trovate in campagna e però nel cortile qua è riparatissima da qualsiasi forma d'inquinamento. Dunque l'ho colta, armata di forbici e guanti da cucina.
Con l'ortica si fanno frittelle, frittata o il delicatissimo

RISOTTO D'ORTICA

Facile

INGREDIENTI

• Ortica, tanta. Anche per due un sacchettino piccolo ben pieno.
• Riso 1 tazzina da caffè ben colma a testa (o di più se è piatto unico)
• Sale poco
• Un pezzetto di carota, di sedano, di cipolla, di quel che avete: per il brodo
• Menta secca un pizzico
• due o 3 spicchi d'aglio (se piace)
• Olio poco
• Formaggio grana un cucchiaio a persona

tempo, 20 minuti a parte la raccolta.

ESECUZIONE

• Cogli l'ortica, le cime sono meglio, ma tutte le foglie vanno bene, basta eliminare i gambi più grossi.
• Mettila a bagno in acqua, per lavarla e togliere un po' di pungimento.
• Scolala poco e mettila in una pentola (meglio antiaderente), col coperchio, pochi minuti bastano perché si afflosci per bene.

• Tirala su con la forchetta e metti l'acqua che resta (se c'è) in un pentolino con acqua che bolle, sale e pezzo di carota, sedano ecc... brodo vegetale.
• Sei ancora con l'ortica appesa alla forchetta? posala sul tagliere e tritala grezzamente, proprio qualche colpo per spezzare i gambi lunghi ecc.

• Ora ributtala nella pentola dove avrai messo olio (poco, tipo un cucchiaio a testa) e 2 o 3 spicchi d'aglio interi, aggiungi anche un bel pizzico di menta secca (per due o tre persone, sennò aumenta).

• Mescola e fai insaporire, poi aggiungi il riso e mescola e fai tostare e insaporire (2 minuti? anche meno).

• Ora aggiungi un po' di brodo alla volta, mescola, ma senza star sempre lì, gira pagina se leggi, tranquillo...

• Aggiungi il brodo, copri un po', siediti e leggi, magari ci sta anche un bicchiere di vino, rosso o bianco, puoi scegliere.
dopo 15 minuti di mescolìo, brodo e lettura sarà pronto e cremoso (non farlo asciugare troppo, questo è un risotto morbido.

• Aggiungi un po' di grana dopo aver spento il fuoco, se non ti va non metterlo :) ... ma ci sta bene!

• lascia riposare 1 minuto o 2 coperto
servi e mangia.

Risotto leggero, saporito, depurante, primaverile...
per non esagerare in salutismo io c'ho mangiato, con l'amica, un pochino-ino di pane e salame. Niente vino ieri sera... e poi niente altro, che il risotto ce lo siamo spazzolato anche con un secondo piatto e me lo mangerei anche adesso. Ha un sapore tutto suo che non so dire, ma torna in bocca buono come quando si è fatta una passeggiata in montagna o simili e ritornati si ha ancora le gambe indolenzite e la pelle assolata.

Che libro leggere? questo non pesa in mano mentre mescolate con l'altra, ma certo non mette appetito, il cibo diventa fatica. Eppure un risotto all'ortica regge anche questo confronto.